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Racconto a più mani
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11 agosto 2004

racconto a più mani


Il suono del telefono lo riportò alla realtà. Prima ancora di tastare il pavimento si grattò il polso.
maledette zanzare. La sveglia proiettava sul muro l’orario. Erano le 4:21.
"si d’accordo. Dammi dieci minuti ed arrivo"
Conosceva il posto, per cui non gli ci sarebbe voluto molto per arrivarci.
Restò nel letto ancora per un po’. Emanava un odore acido, di sudore e alcol. La bocca ancora impastata dalle troppe birre gli dava la sensazione di una colata di cemento fresca.

Quando arrivò c’era solo una volante. Pochi giornalisti in giro, e del resto era estate, periodo in cui “gli avvoltoi” – così li chiamava lui – giravano alla larga dalla cronaca.
"alla buon'ora! credevo ti fossi addormentato!"
"anche io sono felice di vederti Walter. Allora? Mi dici perché mi hai buttato giù dal letto a quest’ora?"
"per questo" gli fece di rimando Walter. "un incidente nel bel mezzo di un’isola pedonale"
lo guardò. Walter non era certo un fesso; se lo aveva chiamato c’era qualche altra cosa sotto
"dove sono i proprietari delle auto?"
"è questo il problema! Non ci sono" gli disse di rimando allargando le braccia il collega "nessuno. Siamo arrivati e non c’è nessuno qui in giro"
diede una sbirciata intorno. Quasi tutti i balconi erano serrati. Gran parte delle case erano occupate da uffici, ed i pochi inquilini che non erano in vacanza a quell’ora dormivano.
"testimoni neanche a parlarne vero?"
"certo che no. E comunque non è questo che mi ha spinto a chiamarti"
iniziava a spazientirsi. Va bene che Walter adorava la suspence, ma ora esagerava.
"dici che conti di dirmelo così me ne vado a casa a dormire o devo prima offrirti la colazione?"
lo condusse senza dire una parola verso la BMW. L’airbag si era azionato a seguito dell’impatto e nella macchina c’erano diverse tracce di sangue
"feriti?"
"è quello che ho pensato. Probabilmente si trattava di ragazzini che hanno preso la macchina dei genitori e si sono andati a fare un giro. Hanno combinato un bel casino ed ecco il risultato. In un momento di panico sono scappati"
"più che probabile. Allora dov’è il problema?"
"è l’altra macchina. Risulta rubata da un mese"
questo complicava le cose. Un ladro di auto non si tiene una macchina per tanto tempo senza neanche smontarla. Inoltre era più che logico supporre che il ladro si fosse defilato. Ma allora che fine avevano fatto gli occupanti dell’altra macchina?
"documenti?"
"la BMW appartiene al dott. Recanati. Lo stiamo cercando "


 


il prosieguo di calzetta...


“sappiamo qualche altra cosa su di lui”

“assolutamente niente” rispose Walter “da qualche voce di quartiere sembra che non viva qui e che la macchina fosse tenuta da una donna”

“bene, avremo molto da lavorare” affermò scrutando attentamente la macchina in ogni suo più misero dettaglio. Poi insieme si incamminarono verso un bar vicino “prendiamo un caffè” disse a Walter, che dal suo sguardo capì benissimo che la visita al bar non sarebbe stata per un semplice caffè mattutino! Entrarono al bar, si sedettero ad un tavolo centrale, in modo da poter osservare ed essere osservati; Walter ordinò due caffè ed un cornetto, non amava restare a stomaco vuoto di prima mattina. “barista” chiamò walter “sa niente dell’incidente avvenuto stamattina nella strada di fronte?”



“non so, ho sentito solo un botto tremendo, volevo uscire per vedere cosa fosse successo ma avevo gente e non mi sono potuto muovere da dietro il bancone” rispose il barista con aria strafottente.



“com’è possibile che alle 4 di mattina ci fosse così tanta gente in questo bar da impedirti di capire cosa stava succedendo per strada?”  rincarò Walter.



“sentite io sono uno che lavora sodo per tutta la giornata e penso solo ai fatti miei non mi importa di cosa combinano i personaggi che vivono qui intorno.” E voltando le spalle ritornò alla macchinetta dell’espresso.



L'intervento di mioblog



Il barista era sulla quarantina non troppo alto, capelli neri lisci piuttosto spettinati, con ciuffo sulla fronte ed indossava un grembiule da barista. Dall’aspetto chiunque avrebbe detto che neanche lui avesse passato una nottata tranquilla.



Walter guardò l’orologio al centro di una parete del bar: erano le 6 mattino e lo annotò su un taccuino.



Essere così preciso non era il suo forte ma in casi come questi bisognava annotare tutto il possibile fatti,  cose non dette ma anche solo pensate o immaginate da chiunque.



Scrisse: “ore 6:  entrati in Bar Centrale, Via del Babbuino ° 10.  Barista presente al momento dell’incidente all’interno del suo bar, dichiara di avere sentito il botto alle ore 4,00  ma di non essere  uscito a guardare cosa fosse successo”.



Il bar era piuttosto invitante, pur senza pretese e dall’aspetto essenziale.



In pieno centro, tovaglia di carta su tavolini tondi  in acciaio all’esterno con menù in esposizione e tavolini con il ripiano in finto marmo all’interno circondati da comode sedie di paglia.



Trovandosi vicino alla fermata della metropolitana era quasi sempre affollato da persone indaffarate, uomini d’affari, studenti universitari o anche semplici turisti che andavano e venivano ad ogni ora del giorno e della notte senza minimamente fare caso all’arredamento o a cosa stessero mangiando.



Ma  quel giorno fu diverso.



Dopo il breve dialogo col barista Walter guardò l’amico con indifferenza e pensò: “quante ne abbiamo passate insieme!” quindi senza neanche sorprendersi troppo per la risposta del barista, pensarono che  era tutto come “ le altre volte”:insieme  avrebbero come al solito  risolto questo caso rognoso in un modo o nell’altro!
Così l’altro grattandosi sempre nervosamente il prurito della zanzara, intese che si trattava di una “faccenda lunga”, che non se la sarebbe sbrigata in pochi minuti come invece pensava, perciò si sedette con aria rassegnata al tavolino di finto marmo accanto all’amico.



“Barista”, urlò facendo appello a tutte la sue forze;  questo si voltò aspettando l’ordine, “ci porti altri 2 caffè!”.



Dopo un po’ i caffè arrivarono e il barista si rimise di spalle dietro al bancone ad asciugare nervosamente i bicchieri e riordinare il frigo come se fosse una qualsiasi mattina della settimana di ferragosto.



Walter con il cornetto in mano guardava fuori le rare luci delle macchine che potevano circolare nella zona pedonale che ,dato il periodo, erano meno del solito.



L’altro per farsi passare la sbornia,  per pigrizia e per il sonno non disse più una parola e bevendo il caffè sorseggiando, seguiva lo sguardo di Walter.



Allora prese un taccuino e mentre l’altro lo osservava bevendo il suo caffè……….



ecco bfree...


 



...per prima cosa smorzò sul nascere un rutto di birra e panino con la
salsiccia della sera prima. Mandandolo giù accompaganto da una buona dose di
saliva.

Poi si cacciò quel taccuino tutto sgualcito nel tascino della camicia e
fece per alzarsi.
"E adesso che ti piglia?", gli fece Walter alzando leggermente gli
occhi da quella sbobba fumosa.

Quello si mangia gli spaghetti col ketchup, che cazzo ne vuol sapere di
caffè, sembrava tradire lo sguardo, invece rispose solamente, "Vado al
cesso, bello".

Dio quanto dannatamente gli piaceva fare il duro. La gente pensa che i
poliziotti hanno una specie di vocazione, tipo i preti o giù di lì, per fare i
poliziotti. Magari è anche vero, di certo no lui.

Guardarlo camminare con le gambe leggermente divaricate e pestando
forte i piedi per far girare tutti quanti era uno spasso. Ma lui si credeva
un duro della malora e allora si apriva pure, quel tanto che bastava, la
giacca per far brillare quel suo distintivo. Si credeva il più grande duro del
mondo, su questo potete metterci la mano sul fuoco senza rischio di
scottarvi.

Walter intanto, assaporando quella sbobba che davvero gli piaceva, finì
in un sol boccone il suo cornetto e si mise a fantasticare sulla scena
che poco prima gli si era dispiegata davanti. Lui si che era diventato
poliziotto per vocazione, per esempio. Stava sempre a pensare al caso. E, se non ne aveva nessuno per le mani, se lo inventava, tanto era fissato.

Quando spalancò la porta del gabinetto ecco, solo in quel momento, si
rese conto che quel barista tutto teso lo stava fissando da sotto con quei
due occhietti rossi che parevano biglie. Lì per lì, non è che ci badò più
di tanto, per la verità stava ancora maledicendo per bene quella dannata
zanzara e due cose in un sol tempo, non era mai stato capace di farle.

Adesso, Walter stava salvando da un pericoloso maniaco la tipa che gli
abitava nell'appartamento di fianco. Quella sventola che sentiva sempre urlare di spingerlo più dentro e di muoverlo fin su a quel deficente di ragazzo
che si ritrovava, tutto muscoli e, in quanto a cervello, sotto zero. Stava
sempre ad urlare oscenità quella, cazzo. E Walter ne usciva matto. Solo che
sul più bello, quando quella sventola sta volta si metteva ad urlargli a
lui di spingerlo più dentro e di muoverlo fin su, ecco che il trillo del
cellulare lo riportò alla sua patetica realtà.

Riuscì appena appena a tirar fuori l'uccello dai pantaloni, che non
trattenne più tutta l'orina che gli gonfiava la viscica tirandogli lancinanti
dolori da una parte. Pisciare col fumo che saliva fin sugli occhi bruciandoli
era un'impresa, ma lui doveva dimostrarsi di essere un duro perfino al
cesso.

Per questo faceva pipì con la sigaretta accesa. Diede una bella
scrollata al coso e si tirò su le mutandine di pizzo rosa, quelle con una
farfallina di cotone. Zero acrilico a cui era allergico e che gli arrossava tutto
il pube rasato.

Uscendo dal cesso piegò leggermente la testa, corrucciò appena le
labbra a culo di gallina e con due occhioni da cerbiatto diede un grosso bacio
alla sua immagine riflessa dal lurido specchio alla parete.

"Ed ora, torniamo al lavoro", disse. Sperando in cuor suo che Walter
non avesse proprio notato lo sguardo che A., il barista, gli aveva rivolto
mentre entrava in bagno.

"Corri, muoviti", prese ad urlargli Walter quando mise piede fuori dal
gabinetto, "sembra che la scentifica ha scoperto qualcosa!"
Lui deglutì sonoramente e sentì le biglie rosse di A., il barista,
nuovamente sulle spalle. Cercò d'essere impassibile come sempre, di modo che Walter non capisse un accidenti di nulla.



Vai con arwen



Proprio mentre stavano uscendo dal bar, una bambina con gli occhi azzurri sbucò dalla cucina. Walter sentì quella vocina soave parlare con il barista, alquanto infastidito da quella presenza. “Papà, io mi annoio! Dov’è la mamma? Portami dalla mamma!”



Il rumore sonoro di un ceffone fece voltare Walter e Marco di scatto. “Ma cos...” “Shhhhhh! Zitto Walter, mi sa che il bel barista ci nasconde qualcosa”



La bambina era immobile davanti al frigorifero con una mano sulla guancia. “Quella puttana di tua madre si faceva sbattere da quel dottore! Ma ha avuto la lezione che si meritava, la troia! E anche lui nn l’ha passata liscia!”



Il cellulare di Walter squillava incessantemente. Quando decise di rispondere era visibilmente infastidito. “Sono in servizio, che altro c’è?!” Dall’altro capo del telefono una voce di donna, una voce calda e seducente... “Vieni, adesso. Ho bisogno di parlarti.”  Walter si odiava a causa di quella donna. Lui, che era riuscito a costruirsi una carriera con tanta fatica, lui, uomo come cristo comanda, ai piedi di una donna. Eppure nn riusciva a dirle di no. Lei lo catturava completamente, facendogli dimenticare persino il lavoro.



Quel suo odore di donna, di femmina eccitata lo faceva impazzire. Entrare in casa sua e trovarla completamente nuda, bagnata di desiderio, gli faceva bloccare il sangue tutto in un punto. Senza dire una parola portarla sul letto e scoparsela. E senza dire una parola andare via. Lui era completamente in balìa di quella donna.



“Marco, manda l’agente S. alla scientifica, tu intanto interroga il barista e scopri cosa succede...magari portalo alla centrale, e trattienilo. Io mancherò una mezz’ora, un’ora al massimo. Nn posso dirti nulla, scusami.” E così dicendo Walter corse verso la macchina, con l’eccitazione che gli pulsava nei pantaloni.



Azzurra gli aprì la porta di casa, ma questa volta era, stranamente, vestita. Walter era confuso e si muoveva in camera da letto cercando l’indizio, forse, di una nuova presenza... “questo lavoro mi farà impazzire...” pensò.



Lei tornò con due tazze di caffè e si sedette sul sofà accanto a lui. “Walter” disse “tra noi nn può più continuare. E’ finita. Io voglio di più. Io ho bisogno di un uomo che mi sia accanto, che mi protegga e che mi ispiri fiducia. E tu nn sei quell’ uomo. Tu vieni qui, mi scopi senza nemmeno guardarmi negli occhi e te ne vai senza dire una parola. Io nn ce la faccio più. Basta. Nn sarò più la tua bambolina da sbattere quando ti pare...”



ed ora è la volta di Theflyingpig



Si guardarono negli occhi a lungo. Walter continuava a cercare qualcosa, qualcosa che potesse dare un senso a quelle parole scivolate fuori dalle labbra di quell’essere sinuoso, quella donna che aveva rapito ogni desiderio che si era presentato alla sua mente nell’istante in cui le loro strade, per caso o per destino, si erano incontrate.



Continuava a fissarla. Lei, come rassegnata, curva, teneva le ginocchia unite e gli avambracci appoggiati alle cosce. Teneva tra le mani quella tazza di caffè bollente; le mani sembravano a mala pena sfiorare la porcellana, quasi a dare l’impressione che da un momento all’altro quella scura bevanda si sarebbe rovesciata sui suoi piedi. I capelli spettinati le sfioravano il viso ed incorniciavano come non mai quei suoi occhi neri, semi chiusi, sofferenti ma decisi.



Walter continuava nella sua immobilità pensando quanto ancora il suo corpo sarebbe riuscito a mantenere quella posizione quasi innaturale per uno come lui.


Scosse la testa. Poi la sua bocca riuscì ad accennare un movimento, ma nessun suono uscì. Deglutì, mentre sentiva la rabbia salirgli dai piedi sino all’ultimo capello arruffato.



Poi improvvisamente le corde vocali riuscirono a vibrare nuovamente: “Bhè “ disse, “adesso dovrai spiegarmi un po’ di cose..”.


“Spiegarti?”, lo interruppe lei con aria calma e rassegnata, “avrei preferito parlarne in altra situazione e non di certo adesso…”



Walter continuava ad innervosirsi, “e quando?, forse dopo averti scopato?”.


Azzurra scosse la testa, appoggiò la sottile tazza su un piccolo tavolino intarsiato accanto a lei.lo guardò semplicemente, dolcemente, senza alcun rancore, e sussurrò “se stai pensando che ti sto dicendo questo perché qualcun altro ha preso il tuo posto…” scosse la testa, e si avvicinò, “non è così, puoi starne certo..”.

Walter sentì vacillare l’unica spiegazione che gli era balenata per la testa, e la cosa non gli piacque affatto…
“Non vuoi più vedermi?”, disse con tono di voce tra lo stizzito e il dispiaciuto, e scattò. Mosse le braccia in alto nervosamente, quasi a cercare un ultimo appiglio in quella scena a lui estranea, e tra l’altro non calcolata.

Provava sempre un gran fastidio quando si trovava in luoghi e situazioni a lui non familiari, doveva cercare di tenere sotto controllo tutto, e se questo non succedeva, si sentiva impotente, sentiva di non essere in grado di affrontare quello che si era venuto a creare.

Forse poteva farcela, ma quello che sentiva, il non essere adatto a combattere contro le parole di quella donna, lo immobilizzava.
Era sempre stato terrorizzato dalle situazioni nuove o non calcolate. Si ricordò di quando, per riuscire ad affrontare l’ambiente in cui tentava di far carriera, era dovuto ricorrere ad ansiolitici per sedare la grande agitazione e a volte, la paura del nuovo che si insidiava in lui. Non aveva mai accettato questa parte del suo passato, ed ancora, di fronte a lei, aveva provato angoscia… doveva fuggire al più presto dopo ogni rapporto, se scappava, non aveva il problema di affrontare un eventuale coinvolgimento totale a livello amoroso con quella donna, piccola e fragile, ma che riusciva a comandare il suo cuore. Cosa sarebbe successo se lei si fosse innamorata realmente di lui.. e soprattutto, se lui si fosse innamorato totalmente di lei? Innamorato… era già innamorato, ma il solo pensarlo lo faceva cadere in balia del terrore. Non poteva rischiare di perdere la testa in quel modo.



Azzurra continuava a guardarlo con gli occhi umidi, “ho sentito dell’incidente alla radio…vai adesso…hanno bisogno anche di te..”. Lo guardò un ultimo istante, poi si voltò e si diresse verso la macchina da caffè per prenderne ancora.



Walter rimase un attimo stordito, poi cominciò a camminare verso la porta, fece per aprirla, ma appena appoggiò la mano sulla maniglia, esitò. Rimase come intontito per un secondo, poi strizzò gli occhi, prese un gran respiro, ed uscì. Scese le scale lentamente, soffermandosi ad ogni gradino.



Lei non si sarebbe affacciata per guardarlo andar via, almeno questo poteva pensarlo, ma nel dubbio, una volta in strada, guardò solo davanti a sé e si allontanò, stretto nel suo cappotto troppo vecchio per reggere anche questo ultimo fardello.



Salì in macchina e si diresse verso il luogo dell’incidente.


Appena arrivato, quasi non riuscì a scendere che Marco era già da lui, “Ci sono novità Walter” , disse, e gli fece cenno di seguirlo.


“Cosa avete scoperto”, mormorò cercando di parlare col tono fermo che solitamente usava.


“La scientifica ha trovato un proiettile, sembra si tratti di un proiettile artigianale, di quelli usati per la caccia al cinghiale”.


Walter capì che la situazione si stava facendo più complicata del previsto, e lui non ne aveva assolutamente voglia, non quel giorno. Si accese una sigaretta, e Marco continuò: “sembra ci siano tracce di sangue sul proiettile, molto probabilmente la persona al volante è stata colpita solo di striscio, c’è solamente una piccola traccia di sangue sul sedile. Pensano che il proiettile sia stato esploso da circa 10 metri, probabilmente chi ha sparato si trovava dietro quella siepe che costeggia il marciapiede in quel punto dell’incrocio. Comunque deve trattarsi di una persona abituata ad imbracciare il fucile: il finestrino destro della vettura in cui è stato rinvenuto era semi aperto, ed il proiettile è riuscito a passare da una fessura di circa 4 centimetri.”



Walter lo interruppe stropicciandosi la fronte con la mano, “sembra evidente che chi ha sparato voleva uccidere chi era al volante della vettura, e sapeva bene i suoi movimenti”.


“Sembra che al volante ci sia stata una donna”, continuò Marco, “probabilmente chi viaggiava nell’altra vettura l’ha portata altrove dopo l’incidente, forse per proteggerla”.


“Avete controllato agli ospedali?” chiese Walter.


“Si”, rispose Marco, “ma sembra non sia presentato nessuno con una ferita che poteva sembrare di arma da fuoco, probabilmente non si tratta di nulla di grave”.


“E’ probabile che ci si in ballo più di quanto crediamo… che dice il barista?” sbuffò Walter.


“E’ una persona difficile, non sembra intenzionato a collaborare”, disse Marco, “e poi quella bambina… lui continua a dire di lasciare stare sua figlia,  lei sembra molto impaurita e…. “.



Il suono del telefono di Marco interruppe le loro parole. Rispose. Improvvisamente Walter notò come il viso del suo collegando stesse diventando sempre più rigido.


Marco attaccò il telefono, si girò verso Walter e disse “sembra che la bambina non sia figlia del barista, ma della donna che ha sposato…lui le ha semplicemente dato il suo cognome…”.


eCarta siamo in attesa della tua parte...




permalink | inviato da il 11/8/2004 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

11 agosto 2004

Incipit del racconto a più mani

Il suono del telefono lo riportò alla realtà. Prima ancora di tastare il pavimento si grattò il polso.
maledette zanzare. La sveglia proiettava sul muro l’orario. Erano le 4:21.
"si d’accordo. Dammi dieci minuti ed arrivo"
Conosceva il posto, per cui non gli ci sarebbe voluto molto per arrivarci.
Restò nel letto ancora per un po’. Emanava un odore acido, di sudore e alcol. La bocca ancora impastata dalle troppe birre gli dava la sensazione di una colata di cemento fresca.

Quando arrivò c’era solo una volante. Pochi giornalisti in giro, e del resto era estate, periodo in cui “gli avvoltoi” – così li chiamava lui – giravano alla larga dalla cronaca.
"alla buon'ora! credevo ti fossi addormentato!"
"anche io sono felice di vederti Walter. Allora? Mi dici perché mi hai buttato giù dal letto a quest’ora?"
"per questo" gli fece di rimando Walter. "un incidente nel bel mezzo di un’isola pedonale"
lo guardò. Walter non era certo un fesso; se lo aveva chiamato c’era qualche altra cosa sotto
"dove sono i proprietari delle auto?"
"è questo il problema! Non ci sono" gli disse di rimando allargando le braccia il collega "nessuno. Siamo arrivati e non c’è nessuno qui in giro"
diede una sbirciata intorno. Quasi tutti i balconi erano serrati. Gran parte delle case erano occupate da uffici, ed i pochi inquilini che non erano in vacanza a quell’ora dormivano.
"testimoni neanche a parlarne vero?"
"certo che no. E comunque non è questo che mi ha spinto a chiamarti"
iniziava a spazientirsi. Va bene che Walter adorava la suspence, ma ora esagerava.
"dici che conti di dirmelo così me ne vado a casa a dormire o devo prima offrirti la colazione?"
lo condusse senza dire una parola verso la BMW. L’airbag si era azionato a seguito dell’impatto e nella macchina c’erano diverse tracce di sangue
"feriti?"
"è quello che ho pensato. Probabilmente si trattava di ragazzini che hanno preso la macchina dei genitori e si sono andati a fare un giro. Hanno combinato un bel casino ed ecco il risultato. In un momento di panico sono scappati"
"più che probabile. Allora dov’è il problema?"
"è l’altra macchina. Risulta rubata da un mese"
questo complicava le cose. Un ladro di auto non si tiene una macchina per tanto tempo senza neanche smontarla. Inoltre era più che logico supporre che il ladro si fosse defilato. Ma allora che fine avevano fatto gli occupanti dell’altra macchina?
"documenti?"
"la BMW appartiene al dott. Recanati. Lo stiamo cercando "

LauraS ha chiesto una proroga visto che oggi non c'è. la palla passa pertanto a calzetta. buon prosieguo




permalink | inviato da il 11/8/2004 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa

10 agosto 2004

Primo gruppo di scrittura a più mani del cannolicchio

eccoci qui. I folli ad aderire all'iniziativa sono:

calzetta
LauraS
mioblog
bfree
arwen
Theflyingpig
eCarta

appuntamento a domani pomeriggio. Posterò io l'incipit, e poi andremo avanti - se per voi va bene - nell'ordine in cui abbiamo aderito.

Limiti? Nessuno! Soltanto una richiesta: rispondere in un arco di tempo non troppo lungo




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